Una riforma di sistema per il rilancio industriale del Lazio. È questo l’orizzonte della proposta di legge regionale che ridisegna il Consorzio Industriale del Lazio, configurandolo come ente pubblico economico regionale e ampliandone perimetro territoriale, base societaria e funzioni. L’obiettivo è promuovere lo sviluppo produttivo del territorio e l’attrazione di investimenti, dotando l’ente di strumenti più incisivi sul piano della programmazione e della gestione. ANCI Lazio segue il provvedimento anche nella sua qualità di socio del Consorzio.
Cardine della riforma, illustrata dalla vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico Roberta Angelilli, è l’ingresso della Regione Lazio nel Consorzio con una partecipazione del 51 per cento e il conseguente ruolo maggioritario. Una scelta volta a rafforzare la guida dell’ente e a garantirne la stabilità finanziaria, superando i limiti della precedente impostazione sul piano della programmazione e degli investimenti.
All’ingresso della Regione si accompagna un nuovo assetto di governance, improntato a maggiore efficienza, semplificazione amministrativa, separazione tra indirizzo e gestione e rafforzamento della managerialità. Il Consorzio conserverà la propria autonomia gestionale, assumendo al tempo stesso un ruolo più integrato con le strategie regionali per lo sviluppo industriale. Sul piano organizzativo, la riforma prevede un’Assemblea con funzioni concentrate sugli atti di indirizzo e controllo, un Consiglio di sorveglianza composto da undici membri e un Consiglio di gestione di cinque componenti con responsabilità operative. Il presidente del Consorzio sarà designato dal presidente della Regione Lazio, mentre la vicepresidenza sarà indicata dalla Città Metropolitana di Roma Capitale.
Sul fronte territoriale, la riforma allarga la compagine a Roma Capitale e a numerosi Comuni, con il rientro di realtà strategiche finora non aderenti: Colleferro, polo industriale e logistico, Civita Castellana, distretto della ceramica, e Civitavecchia. L’inclusione stabile di questi insediamenti completa l’assetto del Consorzio su scala regionale. «Con l’ingresso di Roma Capitale prende forma un vero Consorzio unico industriale, capace di rappresentare l’intero territorio regionale», ha osservato Righini, richiamando la nascita dell’ente dalla fusione di numerosi consorzi industriali e l’obiettivo di una gestione accentrata, organizzata e condivisa con le associazioni di categoria, le Camere di commercio e gli enti locali.
Tra le novità figurano la configurazione del Consorzio come sportello unico per le aree ricomprese nella Zona Logistica Semplificata (ZLS), in complementarità con il relativo provvedimento, e l’attribuzione di funzioni in ambiti quali logistica, terziario, commercio e artigianato, nel ruolo di attivatore di servizi per imprese e territori.
Sul piano delle risorse, l’assessore al Bilancio Giancarlo Righini ha illustrato le coperture finanziarie a sostegno del provvedimento e un’impostazione orientata a investire, senza ricorso a nuovo debito. Tra gli strumenti previsti figura un fondo di rotazione destinato a generare risorse per l’acquisizione di aree industriali da conferire al Consorzio e a rafforzarne la capacità produttiva, mentre il quadro complessivo di finanza pubblica si accompagna a un risultato di amministrazione positivo pari a 321 milioni di euro. «Insieme alla recente istituzione della Zona logistica semplificata e agli stanziamenti di bilancio – ha sottolineato Righini – il provvedimento contribuirà in maniera significativa al rafforzamento della capacità industriale del Lazio». Sempre sul versante finanziario, Righini ha annunciato un primo investimento di circa 8 milioni di euro per il riuso delle acque a uso industriale, destinato in larga parte all’area industriale e con possibile impiego anche in ambito agricolo.
Il presidente della Regione, Francesco Rocca, ha collocato la riforma nell’obiettivo di rendere il Consorzio uno strumento di effettiva dimensione regionale, in raccordo con un piano industriale definito insieme alle imprese e alle associazioni di categoria. L’iter punta a un’approvazione in tempi rapidi, nel mantenimento del confronto con le categorie produttive, le Camere di Commercio e il Consiglio regionale, con l’obiettivo dichiarato di approvare la legge prima dell’esame congiunto con l’assestamento di bilancio e il rendiconto 2025.


